New Financial Technology Ltd.
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BITCOIN SI AFFACCIANO LE PRIME PROBABILI TRUFFE AI RISPARMIATORI 

“Eravamo tre amici al bar…che volevano cambiare il mondo” recitava una canzone di qualche tempo fa; ed era non lo slogan dei tre soci Emanuele Giullini, Christian Visentin, Mauro Rizzato, tutti veneti, nei loro video promozionali che sono tutt'ora visibili su youtube coi quali, dai loro sedi di Dubai, Londra e Montecarlo della New Financial Technology Ltd. , società di diritto inglese con sede a Londra, promettevano rendimenti signori del 10% sulle somme loro affidate in gestione.

Sostanzialmente agli investitori era richiesto il versamento di capitale di almeno € 5.000,00, vincolato per cinque anni investiti tramite investimenti “marginazioni” sulle criptovalute (bitcoin) che, a dei soci, garantite rendite stellari, tali appunto da consentire rendite lorde di circa il 10% sul capitale investito.

L'investitore ogni mese poteva scegliere se prelevare la propria resa oppure reinvestirla nuovamente, incrementando così automaticamente il capitale e, di conseguenza, anche l'interesse percepito il mese successivo.

Ovviamente la società incentivava e caldeggiava il reinvestimento (poi vedremo il perché…); ma è un dato di fatto che molti investitori hanno effettivamente percepito per mesi le rendite garantite, sotto forma di bitcoin che, per essere spesi, dovevano essere trasferiti in un “Wallet” (portafoglio virtuale) presso istituti di credito esteri e circuiti “non convenzionali” (ma regolarmente accettati sul mercato italiano) sul quale operava la conversione bitcoin-euro.

Negli ultimi mesi tuttavia la società aveva sospeso le erogazioni mensili delle rendite, asserendo difficoltà nella gestione dei nuovi investitori; successivamente ancora la società aveva “scoraggiato” i propri investitori dal ricercare nuovi adepti, in quanto vi era necessità di “riorganizzare gli investimenti”; per dare maggiore peso a tale raccomandazione, aveva persino “minacciato” una riduzione dei rendimenti mensili dal 10% all’08-09% qualora vi fossero stati eccessivi afflussi di investitori…

E poi il resto è storia ed è leggibile sulle testate giornalistiche regionali.

A migliaia di investitori, soprattutto tra Veneto, Emilia, Lombardia, Lazio la società ha inviato un messaggio nel quale annuncia che essendosi «trovata ad affrontare problematiche interne non previste ha deciso di effettuare un riassesto tutelando per primo il capitale depositato dei clienti, programmando una restituzione degli stessi. Molto probabilmente i clienti verranno rifusi in un piano di rientro che verrà valutato e concordato nei prossimi giorni. C’è tutta l’intenzione di rifondere ogni investitore per il flottante in lavorazione».

Cosa è presumibilmente successo in realtà?

La società non riproponeva null’altro che il classico e collaudato schema della “truffa di Ponzi”, ossia un meccanismo piramidale nel quale si chiede ad ogni investitore di introdurre sotto di sé altri soggetti, al fine di garantire a chi è più in alto un introito che consenta, per un certo periodo, di garantire un apparente funzionamento regolare del sistema.

Ma va da sé che ad un certo punto il capitale non sia più sufficiente a remunerare tutti i partecipanti: vuoi perché il ritmo di accessi naturalmente è destinato a calare (nessuno può garantire accessi infiniti e ad un certo punto in una o più parti la catena si spezza); vuoi perché il denaro immesso nel flusso si esaurisce, non essendoci alla base alcun sistema di “rigenerazione” del capitale per via di investimenti inesistenti o anche solo fallimentari.

Senza tenere conto del fatto che, ovviamente, chi ha ideato il sistema deve trarre i propri “giusti” vantaggi e profitti…

Nel caso in esame gli investitori più antichi sono riusciti ad avere indietro quanto meno il capitale investito, dal momento che in circa dieci mesi un anno era evidentemente possibile riottenere indietro il 90-100%; ma per le new entry ovviamente non è stato così.

La vicenda pone anche quindi una riflessione sulle criptovalute, argomento assai di moda in un periodo storico in cui gli investitori sono alla ricerca di operazioni che consentano un certo margine di guadagno senza incorrere nelle eccessive tassazioni legate alle forme tradizionali di investimento (mattone, prodotti bancari, fondi vari ecc. ecc.). Al di là del caso di specie chi intende approcciarsi a tale mondo deve in ogni caso prestare moltissima attenzione, trattandosi di investimenti estremamente volatili e ad elevato rischio, non essendo ancorati ad alcuna base solida e tradizionale di riferimento (oro, commodities, mercati finanziati, mercato azionario ecc. ecc.); si tratta infatti di operazioni in valori puramente convenzionali, il cui valore è estremamente effimero e variabile di ora in ora.

Chi decide di operare in criptovalute deve accettare quindi rischi molto elevati, e monitorare costantementeme nte il proprio investimento con estrema cautela e circospezione, dato che da un momento all'altro lo stesso potrebbe persino azzerarsi senza alcun preavviso. 

Tornando alla vicenda della società, lo studio è a disposizione di tutti quegli investitori che intendono perseguire legalmente i soci in tutte le sedi opportune e competenti, anche al fine di riottenere in o in parte il capitale affidato in gestione alla stessa

ULTERIORI SVILUPPI

Abbiamo appreso da alcuni investitori che i soci della banca inglese autrice della presunta truffa cripto valute avrebbero comunicato "ufficiosamente” ai propri clienti di attendere novanta giorni, tempo entro il quale gli stessi avrebbero restituito a tutti il capitale investito.

Il termine di novanta giorni non è ovviamente casuale, e sembrerebbe volto a scongiurare il rischio di denuncia querele da parte degli investitori traditi; in altre parole si potrebbe trattare  di una manovra dilatoria per prendere tempo e cercare di “ripulire” il più possibile le tracce dell'operato della società e dei soci.

Sempre da indiscrezioni raccolte, pare che la società intenda creare dei “trust” esteri nei quali gli investitori possono depositare i fondi in bitcoin maturati con gli investimenti, senza incorrere nella normativa fiscale e tributaria italiana, pratica che potrebbe essere considerata "elusiva". Pertanto si invita ad un'attenda valutazione dell' eventuale proposta.